martedì 22 ottobre 2024

BRICS: EST/OVEST, NORD/SUD

  BRICS: EST/OVEST, NORD/SUD di Franco Astengo


Si riuniscono oggi a Kazan i massimi rappresentanti dell'alleanza BRICS che rappresentano il 42% della popolazione mondiale, il 36,6% del PIL globale.

Un'articolazione di presenze che ricorda davvero i "non allineati" di Bandung (1955) perchè multipolare nel senso dell'Est/Ovest e del Nord/Sud .

L'alleanza BRICS oggi si misura però in una dimensione ben diversa da allora che era dominata dall'equilibrio Est/Ovest rasppresentando diverse e alternative visioni del mondo.

Oggi esiste un'articolazione di sistemi politici che non può essere ridotta e semplificata: la riunione di Kazan presenta però all'ordine del giorno un elemento che potrebbe rappresentare la vera novità sul piano planetario mentre tutti si interrogano sul "salto" che conflitti locali potrebbero compiere verso il "conflitto globale" (la terza guerra mondiale "per intero", come prosieguo di quella "a pezzi" denunciata da tempo dal Papa)..

La proposta che sarà esaminata nell'incontro di Kazan è quella di creare una nuova moneta di scambio internazionale: "The Unit", una unità di conto che regoli gli scambi tra questi paesi, il cui valore dovrebbe essere rappresentato, come scrive Tonino Perna sul "Manifesto",dalla media ponderata delle diverse divise nazionali.

In sostanza un meccanismo simile al "Bancor" proposto a Bretton Woods da Lord Keynes nel 1944 quando si decise di ancorare al dollaro il valore delle divise nazionali: sistema di Bretton Woods che terminò la sua corsa nel 1971 allorché Nixon proclamò l'inconvertibilità del dollaro in oro.

Appare evidente come ci si stia muovendo in un quadro di contrapposizione monetaria puntando da parte dei proponenti di "The Unit" a porre in difficoltà il dollaro mentre il governo USA continua a stampare facendo arrivare il debito esterno, oltre a quello interno,ad un livello fuori controllo (tre volte e mezzo il pil).

Dal punto di vista dell'organizzazione dei sistemi politici ed economici, mentre aumenta di peso la trasnazionalità dei grandi soggetti dell'innovazione tecnologica che stanno acquisendo quasi lo status di "Super stati", ci si avvia anche una diminuzione di peso politico di G20 e G7.

Tutto il quadro fin qui descritto richiama, infatti, alle scelte politiche di fondo nella fase di transizione tra il periodo dominato dall' "l'unico gendarme del mondo" emerso dalla caduta del muro di Berlino (con una impressionante striscia di guerra) e un nuovo multipolarismo globale che eviti il ritorno a una (impossibile?) "logica dei blocchi" che potrebbe portare verso l'irreparabile.

Grande assente l'Europa, percorsa da brividi nazionalistici da primo '900 e legate alle strategie belliche e finanziarie USA: ancora una volta si pone il tema dell'autonomia europea e di una acquisizione di identità politica che davvero serva per scavalcare i pericoli di guerra e una sudditanza economica in una prospettiva in cui in cui l'allineamento a logiche "nazionali" e/o "imperiali" risulterebbe davvero antistorica.

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