RAPPRESENTATIVITA' E PRIMARIE DEL PD di Franco Astengo
Nel tentativo di proseguire nell'analisi intorno alla spiccata difficoltà che il sistema politico italianon presenta sul piano della rappresentatività si sviluppa di seguito una esposizione riguardante alcuni dati relativi all'esito delle primarie del PD svoltesi lo scorso 26 febbraio.
Prima di tutto il dato generale: si è recato al voto il 19,63% rispetto ai votanti il PD alle elezioni politiche 2022 ;naturalmente considerato il carattere "aperto" della consultazione hanno partecipato anche elettrici ed elettori che in quell'occasione avevano espresso la loro preferenza per una lista diversa da quella del PD. Una prima analisi dei flussi ha indicato, ad esempio, che il 22% del 1.098.693 elettrici ed elettori presentatisi al voto il 26 febbraio, nel settembre 2022 aveva votato per il M5S.
Il primo dato da far notare riguarda il fatto che questo 1.098.693 elettrici ed elettori rappresenta il 2,19% dell'intero corpo elettorale (49.954.930 unità compresi gli iscritti all'estero).
Risalta quindi un tema, quello della rappresentatività, che rimane il punto di fondo da esaminare per lo sviluppo di un ragionamento critico rivolto alle difficoltà reali del sistema di cui il PD è parte integrante, avendo da tempo omologato i suoi meccanismi di funzionamento al "partito leggero" nella metodologia della "democrazia del pubblico" e/o "recitativa".
Nell'occasione è saltata una netta suddivisione geografica delle preferenze,diversamente da quanto accaduto nelle elezioni politiche 2022 quando si rivelò una netta spaccatura nelle espressioni di voto tra Sud e Nord del Paese e si dimostrò anche l'assenza di partiti "a dimensione nazionale" salvo Fratelli d'Italia dimostratosi in grado di insediarsi anche al Nord, nelle roccaforti già tradizionalmente appannaggio dei suoi alleati.
Esamianiamo allora il voto alle primarie nella dimensione regionale partendo da due dati: quello dei votanti risultato in precentuale del 19,63% rispetto al voto del PD nelle politiche del 2022 e del 2.19% rispetto all'intero corpo elettorale.
REGIONI CON ESPRESSIONI DI VOTO AL DI SOTTO DELLA MEDIA NAZIONALE (19,63% sul voto PD Politiche 2022)
Friuli Venezia Giulia: sul voto PD 2022 Votanti 14,93%
Liguria: sul voto PD 2022 Votanti 17.62%
Lombardia sul voto PD 2022 Votanti 16,03%
Marche sul voto PD 2022 Votanti 17,28%
Piemonte sul voto PD 2022 Votanti 13,20%
Trentino sul voto PD 2022 Votanti 12.01%
Umbria sul voto PD 2022 Votanti 18,22%
Veneto sul voto PD 2022 Votanti 15,41%
Estero sul voto PD 2022 Votanti 2,42%
VOTO CANDIDATURA BONACCINI IN REGIONI AL DI SOTTO DELLA MEDIA NAZIONALE (9,02% sul voto PD politiche 2022)
Friuli Venezia Giulia: sul voto PD 2022 5,15%
Lazio: sul voto PD 2022 8,37%
Liguria: sul voto PD 2022 5,76%
Lombardia: sul voto PD 2022 5,56%
Marche: sul voto PD 2022 7,76%
Piemonte: sul voto PD 2022 4,44%
Toscana: sul voto PD 2022 8,42%
Trentino: sul voto PD 2022 4,30%
Umbria: sul voto PD 2022 8,68%
Veneto: sul voto PD 2022 5,57%
Estero: sul voto PD 2022 1,06%
VOTO CANDIDATURA SCHLEIN IN REGIONI AL DI SOTTO DELLA MEDIA NAZIONALE (10,41% sul voto politiche PD 2022)
Abruzzo: sul voto PD 2022 10,09%
Campania: sul voto PD 2022 7,76%
Emilia Romagna: sul voto PD 2022 10,28%
Friuli Venezia Giulia: sul voto PD 2022 9,15%
Lombardia: sul voto PD 2022 10,38%
Marche: sul voto PD 2022 9,34%
Molise: sul voto PD 2022 8,31%
Piemonte: sul voto PD 2022 8,79%
Sardegna: sul voto PD 2022 10,28%
Trentino: sul voto PD 2022 7,54%
Veneto: sul voto PD 2022 9,44%
Estero: sul voto PD 2022 1,36%
Si ricorda ancora come la percentuale dei votanti complessiva rispetto all'intero corpo elettorale è stata dell'1,17%.
Sotto questo profilo la candidatura Bonaccini è rimasta sotto l'1,00% otto regioni più l'estero: Friuli Venezia Giulia 0,60%, Lazio 0,95%, Liguria 0,78%, Lombardia 0,72%, Piemonte 0,56%, Sicilia 0,77%, Trentino 0,53%, Veneto 0,60%, Estero 0,08%.
La candidatura Schlein risulta al di sotto dell'1,00% in 5 regioni più l'Estero: Abruzzo 0,99%, Calabria 0,85%, Campania 0,62%, Molise 0,85%, Trentino 0,93, Estero 0,10.
Da questi dati emerge come la priorità per il nuovo corso del PD dovrebbe essere quella dell'insediamento della struttura a livello sociale, di radicamento e capacità di aggregazione del consenso uscendo - appunto - dalle già citate logiche della "democrazia del pubblico" e della "democrazia recitativa" tentando, in autonomia da prematuri discorsi di alleanza che potrebbero rivelarsi foriere di OPA anche ostile, di ridefinire la propria identità anche sul piano organizzativo facendo crescere su questo elemento un credibile nucleo dirigente a livello territoriale, prima ancora che centrale: operazione da compiere usando il ritorno dell'antico strumento della pedagogia politica e della ricostruzione di un nesso tra politica e cultura.
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