LA TEORIA DELLA PACE DI FRONTE ALLA GUERRA di Franco Astengo per il blog: https://partdellapace.
Allo scopo di sviluppare un filone di possibile ragionamento attorno alla necessità di ricostruire una teoria della pace di fronte alla guerra riprendo il testo di un "catenaccio" usato su "Scenari" del 5 agosto per chiudere il titolo di un articolo scritto da Francesco Strazzari " Dopo l'invasione diverse narrazioni hanno attraversato lo spazio del dibattito pubblico sul conflitto. Un diffuso intellettualismo induce a trascurare una serie di problemi teorici, che non sono però eludibili".
Tentiamo allora di contrbuire a dipanare la matassa cominciando con il porci un interrogativo: le teorie che provocano a gettare senso e spiegare la politica oltre i confini statali navigano dunque in un mare di irrilevanza?
Per rispondere adeguatamente si tratta allora di non scivolare verso quelle teorie realiste che affermano come la politica internazionale è condannata a ripetersi senza evoluzione: un mondo tragico segnato dall'inevitabilità della guerra e dell'impunità, dove - come scriveva Tucidide - il forte (la grande potenza) fa ciò che vuole e il debole (il piccolo stato) soffre quello che deve.
Partiamo allora dal riaffacciarsi delle politiche di potenza in un mondo con molte aspiranti potenze regionali che rivaleggiano lungo le periferie del pianeta mentre ambiscono a ritagliarsi sfere di influenza commerciale e militare.
Vale la pena allora interrogarsi circa il ruolo degli imperi, o quanto meno dei retaggi e delle gerarchie imperiali, nonché della resistenza ai medesimi.
Quanto regge la narrazione delle democrazie unite, quando si introducono nell'immagine alleati come la Turchia o l'Arabia Saudita?
Ci troviamo in un mondo conteso da ambizioni imperiali con l'Europa percorsa da ipotesi di pace e da istinti post-sovrani.
In passato era emersa la teoria della stabilità egemonica: secondo questa prospettiva, caduto il muro di Berlino, gli USA hanno perseguito una sfera di influenza globale chiamata "ordine liberale mondiale" segnato da istanze di governance globale.
Ma questo ordine è progressivamente entrato in crisi su diversi fronti e in questo processo la Russia sta semplicemente cercando di riasserire la propria sfera d'influenza.
Il problema è che sia gli USA sia la Russia sono in declino rispetto alla Cina potenza ascendente e altri paesi emergenti.
Questo fatto pone una serie di difficoltà teoriche inedite, a partire dalla teoria della deterrenza: tre sono oggi gli stati a disporre di missili ipersonici, ed è complicato pensare a una deterrenza a tre.
E' dunque necessario stabilire (o ri-stabilire) un equilibrio tra sfere d'influenza domandandosi nel contempo: a questo si riduce l'ipotesi della pace oggi?
Accettare la premessa del riconoscimento delle sfere d'influenza significa accettare che una grande potenza può fare quello che vuole dentro la porzione che gli è stata attribuita: a partire dal fare o dal disfare regimi politici (dal Cile alla Cecoslovacchia) vincolando o espiantando la democrazia.
La storia contemporanea ha mostrato i limiti di questa concezione di "pace separata".
Battersi per la pace deve significare oggi come oggi cercare soluzioni mettendo a confronto una teoria della pace come soluzione politica all'ipotesi della guerra considerata inevitabile nella concezione di Von Clausewitz
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