NON DIMENTICARE LA CITTÀ’ di Franco Astengo
La data delle elezioni amministrative, slittata nel tempo a causa dell’emergenza sanitaria, non è stata ancora fissata: pur tuttavia sono iniziate le grandi manovre tra candidature e posizionamento delle diverse forze politiche.
E’ il caso di avvertire tutti i potenziali protagonisti di un rischio che si sta correndo: quello, man a mano che la scadenza si starà avvicinando (è insistente la data del prossimo 11 ottobre) di “dimenticare la Città”.
Progetti e programmi messi da parte, sostituiti da spot e slogan: grande presenzialismo delle singole e dei singoli, difficoltà a inquadrare i problemi veri del territorio nascosti dal fumo della propaganda, principalmente sviluppata attraverso i social media sostitutivi della persona.
Il gruppo “Il Rosso non è il Nero” aveva tentato, fin dai mesi scorsi, di superare questo tipo di situazione avviando un lavoro di stesura di quello che è stato definito “Progetto e Visione : Savona 2021” e intrecciando diverse occasioni di confronto con settori economici, sociali, culturali particolarmente rappresentativi.
Appare proprio il caso di non disperdere questo patrimonio accumulato sul piano della progettualità e della conoscenza avendo ben presente che è indispensabile guardare ben oltre la scadenza elettorale: deve prevalere proprio il concetto di visione traguardato a scadenze temporalmente ben collocate oltre il 2021.
Ritorno allora su due argomenti decisivi, tra i tanti che pure meriterebbero di essere trattati a fondo come del resto si è fatto nel documento appena citato.
Savona ha bisogno di affrontare due temi fondamentali: quello relativo al proprio ruolo specifico di città capoluogo e quello riguardante un calo demografico che prosegue ormai ininterrottamente dal 1972, accompagnandone il declino caratterizzato dalla chiusura, strada facendo, della sua realtà industriale.
Le chiavi per affrontare queste due determinanti questioni possono essere ravvisate nella comprensorialità e nella crescita di condizioni di vivibilità.
Savona deve recuperare il proprio ruolo di capoluogo della Provincia ponendo la propria amministrazione come riferimento istituzionale anche al riguardo dei rapporti da mantenere e sviluppare con gli Enti sovraordinati, dalla Regione al Governo.
Per svolgere questo compito è necessario però disporre di una dimensione territoriale e di popolazione adeguata, fattore necessario anche per determinare una concretizzazione effettivamente realistica della progettualità che può essere elaborata.
E’ su questo punto che la formazione di una entità definita del Comprensorio, comprendendo i comuni costieri e la Val Bormida, diventa elemento fondamentale: occorre studiare uno strumento idoneo attraverso il quale non limitarsi a favorire interscambi ma utile a mantenere costantemente a fuoco proprio quella concretizzazione progettuale cui si faceva cenno.
Serve una “Alleanza territoriale” strategica dotata di una sede propria di confronto, indirizzo, controllo.
La definizione sovracomunale risulterà importante anche per affrontare il tema della crescita di vivibilità che rimane la sola prospettiva idonea ad affrontare il grande tema dell’inversione di tendenza rispetto al trend demografico.
In questo senso è necessaria una profonda modifica nella capacità della Città di corrispondere a bisogni fondamentali: trasporti, rete commerciale, verde urbano.
Le analisi più accurate e aggiornate ci indicano come, per ottenere risultati positivi in questa direzione, sia necessario partire dalle periferie.
Risulta tutto da costruire ma assolutamente fondamentale un nuovo tipo di rapporto da costruire tra comprensorio e periferie.
Un rapporto da intendersi come rovesciamento della marginalità, superamento del degrado provocato dalla desertificazione dal punto di vista culturale e dei servizi, primariamente quelli socio-sanitari.
Combattere la marginalità di intere aree del territorio deve significare evitare un errore di prospettiva e un’illusione ottica, una visione falsa, ristretta di città nella quale l’optimum del vivere è riservato soltanto a una quota limitata di cittadini.
All’inizio si è pensato al “Non dimenticare la Città”: ma è tutta la Città, ben oltre la cinta urbana, che non va dimenticata.
E' evidente che una progettualità da esprimersi a questo livello ha bisogno di presenze istituzionali forti: queste si possono realizzare se prevarrà un senso democratico, progressista, costituzionale di "Cittadinanza attiva" posto al di fuori da ricerche personalistiche, di rappresentanza di piccoli interessi di gruppo e/o di corporazione.
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