LA RESISTENZA TRA PATRIA E NAZIONE di Franco Astengo
Per il 25 aprile 2021
Al momento dello scoppio della guerra era entrata in scena, nella coscienza di molti, la categoria del “tradimento”: tra grandi tormenti ideali infatti l’antifascismo italiano era stato percorso dalla convinzione che fosse necessaria la sconfitta militare per eliminare il fascismo.
I comunisti(e anche gli azionisti) non nutrirono dubbi al proposito (alcuni, pur nel dramma, tirarono un sospiro di sollievo quando iniziò l’operazione Barbarossa) ma in altri settori dell’antifascismo sicuramente il problema si pose.
La questione del “tradimento” entrò potentemente nel dibattito dell’epoca alla data dell’8 settembre: la “fedeltà” era posta su tre piani, quella della continuità antifascista per chi l’avesse conservata con coerenza durante il ventennio, quella del mantenere il giuramento al Re (nonostante la fellonia della fuga), quella di stare dalla parte della “Nazione (Patria) ” che era stata e tornava ad essere quella fascista”.
Una generazione intera si trovò di fronte ad un vero e proprio “spartiacque morale” e dopo vent’anni di fascismo ci fu chi trovò intelligenza e coraggio per compiere una scelta che poteva anche essere considerata come contraria alla Nazione (Patria).
L’appoggio all’invasione tedesca è la ragione per la quale la Repubblica di Salò non può essere considerata parte della continuità dello Stato, ma nella continuità dello Stato ci stavano anche i concetti di Nazione (Patria): aver intuito questo elemento contribuendo al riconoscimento del governo Badoglio come governo legittimo nella linea di prosecuzione dell’identità statuale è stato il grande merito del CLN (o almeno della maggioranza dei suoi componenti) e della “svolta” togliattiana.
Chi rifiutò l'identificazione per motivi anche moralmente rilevanti (il tradimento dell'alleato) non sentì più come sua patria tutto il territorio nazionale e, per continuità, lo stato (Patria/Nazione) alla cui testa era rimasto (provvisoriamente) il re. La sua patria, ridotta, fu la repubblica sociale.
La scelta del riconoscimento del governo Badoglio e la formazione della Resistenza consentirono una rilegittimazione dello Stato assolutamente decisiva per l’avvenire, anche se la legittimazione della Patria tornata Nazione fu conquistata soltanto al momento della Liberazione delle grandi città del Nord da parte dei partigiani
Non si tratta di una distinzione capziosa: il 25 aprile Stato e Nazione si ricongiunsero ponendo le basi per la formazione di una democrazia posta al di fuori da un binario di mera prosecuzione con quello che era stato l’antico Stato liberale frutto dell’incompleto Risorgimento (come ben intuito da Gramsci nei “Quaderni”).
L’esito del 25 aprile consentì di ricostruire la democrazia e arrivare nel giro di pochi mesi a libere elezioni nel marzo – aprile 1946 quelle amministrative, il 2 giugno elezioni per l’assemblea costituente e referendum istituzionale.
Le contraddizioni non mancarono, ma rimane il dato prevalente di uno Stato ricongiunto alla Nazione (Patria) che poteva ben essere considerato, a questo punto, come sorto dalla Resistenza.
A
questo punto però sorge una domanda rivolta nel senso di
approfondire il concetto di rilegittimazione dello Stato. La
Repubblica è nata solo dalla Resistenza, sciogliendo il nodo del
“tradimento” oppure anche dalla crisi del tipo di “Stato –
Nazione” (Patria) costruito dal fascismo? La crisi del fascismo
colpì più la nazione (Patria) che lo Stato di cui molto fu
conservato: l’Italia è stata com’è
ben
noto, zona di frontiera tra il blocco occidentale e quello orientale,
ed è stata attraversata al suo interno da una sorta d’invisibile
confine che ne ha condizionato lo sviluppo democratico addirittura
dividendo il sistema politico in due sottosistemi: l’arco
costituzionale e l’arco di governo al riguardo del quale vigeva la
“conventio ad excludendum” rivolta agli opposti estremismi anche
se PCI e MSI furono di volta in volta associati alla maggioranza
(Governo Tambroni 1960, governo Andreotti 1978). Il tipo di
democrazia repubblicana disegnato dalla Costituzione fu pensato come
adatto a quel tipo di situazione mentre al momento della caduta del
Muro si era ritenuto che ormai si potesse superare quel tipo di
assetto e riunificare il sistema politico “sbloccandolo”.
Invece
il tema della rilegittimazione dello Stato e la differenza tra il
concetto di Stato e quello di Nazione (Patria) era ancora d’attualità
e non risolvibile in una prospettiva sovranazionale come molti
avevano ritenuto potesse essere possibile.
Oggi
si può dire che tutto sommato è ancora valido il tipo di mediazione
raggiunto dai grandi partiti di massa prima tra l’8 settembre e il
25 aprile e poi tra il 25 aprile 1945 e il 18 aprile 1948.
Una
mediazione tutto sommato ancora valida perché la Repubblica è
quella nata dalla Resistenza riunificando con grande difficoltà e
molte incertezze Stato e Nazione (Patria).
La
sparizione dei partiti che avevano realizzato, essenzialmente
attraverso il lavoro della Costituente, quel momento unitario non ha
lasciato comunque nessuna nuova possibilità di legittimazione per
un’eventuale “Seconda Repubblica” che si era pensato di fondare
modificando il sistema elettorale e aderendo al processo di presunta
unificazione europea sull’onda dell’euforia del grande equivoco
della “fine della storia”.
La
Resistenza come fatto fondativo e costituente invece non ha avuto
eredi e l’eterna transizione che è seguita all’89 ne è ancora
testimonianza.
Tentare
di modificare quest’assetto primario magari cambiando la
Costituzione ha via via causato una fragilità del sistema che
dovrebbe rappresentare l’immediata preoccupazione di un ceto
politico sempre più in difficoltà nella sua capacità di esprimere
assieme identità per i diversi soggetti e valori riunificanti che
rendano Stato e Nazione (Patria) credibili agli occhi delle nuove
generazioni. Questo discorso è ancora valido oggi, in tempi
ricorrenti di pericolosi rigurgiti nazionalisti, perché nel
riferirsi al 25 aprile il concetto di ritorno alla Nazione (Patria)
si accompagnava a quello di libertà e giustizia sociale: un
significato profondo che non possiamo dimenticare proprio nel momento
in qui enormi contraddizioni globali richiedono di essere affrontate
con lo spirito dei "cittadini del mondo".
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie