SISTEMA POLITICO ITALIANO: ANALISI DI UNO SPOSTAMENTO D’ASSE? di Franco Astengo
Alle compagne e ai compagni della presidenza dell’ARS
In previsione della riunione di domani mi permetto disturbarvi allo scopo di sottoporre in anticipo alla vostra attenzione, alcune considerazioni che mi auguro di poter anche esporre sinteticamente nel corso della riunione.
Siamo probabilmente giunti ad un punto in cui una Associazione come la nostra è chiamata a scegliere sulla propria prospettiva di indirizzo.
E’ necessaria, infatti, un’analisi circa lo spostamento d’asse in corso nell’insieme del sistema politico italiano.
Si tratta infatti di assumere un orientamento:
1) limitarsi a intervenire sull’immediatezza della situazione politica nei suoi risvolti episodici in atto;
2) riflettere sul fatto che una proposta di ricostruzione a sinistra (come sarebbe nostro compito avanzare) necessita di una visione strategica alla quale accompagnare anche un’ipotesi di strutturazione organizzativa.
Personalmente ritengo utile scegliere di affrontare il secondo punto, proprio perché appare di fondamentale importanza che un soggetto come l’ARS oltre al lavoro di carattere culturale assuma anche una propria “ragione politica”.
E’ evidente come in queste ore, certamente da diverse parti in una dimensione meramente tattica, si stia spostando la valutazione da parte di settori del nostro sistema politico al riguardo di una delle faglie fondamentali che dividevano centro destra/centro sinistra : quella Europea.
L’obiettivo contingente del Recovery Plan ha mosso i termini di approccio a questa contraddizione (molto strumentalmente agitata in passato) ed è necessario verificare i possibili esiti di questo cambiamento sul piano politico.
A mio giudizio (sommario non avendo certamente strumenti soggettivi sufficienti di capacità culturale per formulare un’analisi compiuta) rimangono comunque sul tappeto due questioni dirimenti, cui nel frattempo se ne è aggiunta una terza:
a) la difficoltà italiana è comunque difficoltà sistemica nel suo complesso (tra le istituzioni e i soggetti politici; tra gli stessi soggetti politici ; tra i soggetti politici e i corpi sociali intermedi; nella formazione e nell’aggregazione del consenso);
b) la sinistra (nella dimensione nella quale abbiamo storicamente inteso questa definizione) è ormai assente e i soggetti che pretendono di rappresentarla privi di alcuna incidenza sulle dinamiche reali, sia sul piano sociale sia su quello politico;
c) si aggiunge il presentarsi concreto (dopo diverse avvisaglie) della modifica della forma di governo, una modifica evidentemente ben inoltrata dentro il tema del presidenzialismo. Draghi non sarà Monti ma non sarà neppure Ciampi. Il metodo di assunzione del prossimo governo appare estranea da entrambe le logiche che accompagnarono – in una forma diversa l’una dall’altra – le altre due più recenti “presidenze tecniche” (dimenticando Dini). Del resto ci troviamo ben oltre il meccanismo della personalizzazione inaugurato con la legge elettorale del’93. La stessa presidenza Conte, approfittando anche dell’emergenza sanitaria, si è sicuramente addentrata sul terreno del cambiamento profondo dell’origine parlamentare della presidenza.
Serve allora sviluppare alcune considerazioni sullo stato delle cose in atto nel sistema politico italiano. Da molti anni, in settori minoritari della sinistra, si sta cercando di insistere sulla necessità di un’analisi riguardante l’estrema fragilità del sistema politico italiano.
Un sistema fragile segnato profondamente dal trasformismo.
Questa affermazione rimane, a mio giudizio, più che mai valida in questa fase di movimento e di affermazione della figura del "Lord protettore".
E' necessario uno sforzo di riflessione e l'elaborazione di una proposta politica da destinare ad essere sottoposta prima e poi al giudizio elettorale.
Come si sposterà allora, se si sposterà, il confronto centro destra versus centro - sinistra e nel centro - sinistra troverà posto il M5S, oppure lo spostamento d'asse in corso sul piano del riferimento europeo rimescolerà completamente il quadro?
La risposta a questo interrogativo risulterà determinante anche perché c'è da tener conto che il vuoto in politica non esiste e che il quadro dei riferimenti internazionali appare molto complesso: non è il caso di coltivare eccessivo ottimismo sulla presidenza Biden e la riapertura immediata di un ciclo atlantico (sia rispetto al piano interno USA, sia nel quadro di relazioni multipolari in divenire) e da ricordare come presto si voti in Germania.
E' il caso allora di andare a fondo sul tema della fragilità del sistema attraverso un'elaborazione autonoma non riferita alla stretta quotidianità del gioco politico.
La responsabilità maggiore di questa fragilità spetta, invece, alla leggerezza con la quale, all’interno del sistema, è stato permesso al M5S di raccogliere una messe di consensi ottenuti sulla base di opzioni meramente demagogiche senza che si verificasse un contrasto reale di progetto alternativo.
L'effimero sfondamento attuato dal M5S con le elezioni del 2018 sta pesando enormemente sullo spostamento d'asse in corso: la debolezza strutturale che ne è derivata ha aperto la strada a questa strisciante modifica costituzionale
Questo elemento, della resa verso i 5 stelle nel periodo 2013-2018, è risultato esiziale perché ha consentito che si inoculassero nel sistema forti dosi di demagogia a livello di riscontro di massa, cui aveva già concorso il PD nella fase della segreteria (e presidenza del consiglio) Renzi.
Un mix micidiale: governabilità e personalizzazione.
Il risultato dell’intreccio tra governabilità intesa come mero esercizio del potere e personalizzazione della politica a tutti i livelli è stato quello quello dell’emergere del fenomeno della demagogia trasformistica .
Una demagogia trasformistica che si è accompagnata alla crescita delle diseguaglianze e alla sparizione della middle-class: un quadro di impoverimento generale che ha causato il formarsi di una sorta di alleanza tra il “ventre molle” della borghesia e l’individualismo competitivo, che alla fine, ha assunto la veste di una domanda di tipo assistenzialistico – corporativo, con la perdita di ruolo nell’insieme dei corpi intermedi di mediazione sociale e politica (il tema dello scontro sulla governance del recovery-plan risiede tutto in questo quadro appena definito. Sarà su questo punto che, dopo tante parole, si misurerà davvero il rapporto con l’Unione Europea).
Così non siamo lontani da una antica rievocazione dell' "autobiografia della nazione".
Così è sparita la sinistra, incapace di riconoscere le contraddizioni reali sulla base delle quali stava trasformandosi la società italiana.
Il solo contrasto possibile alla crescita ulteriore di questa demagogia trasformistica che non sia quella della riduzione dei margini della democrazia repubblicana può arrivare da una ripresa di ruolo della Sinistra, da realizzarsi in forme nuove ma solidamente ancorata alle parti più alte della propria tradizione.
Una proposta politica avanzata da una "Sinistra Costituzionale" attraverso la cui costruzione si riuscirebbe anche a fornire sia pure parzialmente , tra l'altro, una risposta alla parte dell'elettorato più coerente e responsabile che si è pronunciato per il "NO" nel referendum del settembre 2020: da quel "no" sarebbe stato necessario ripartire perché il tema della democrazia costituzionale tornasse ad essere centrale perché rimane quello più urgente, importante, attorno alle cui coordinate di fondo raccogliere il modificarsi di qualità delle contraddizioni sociali e di sistema politico in un progetto di alternativa.
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